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BAGNOLO DI NOGAROLE ROCCA NELLA STORIA

di Umberto Tellini

 

Sia pur defilate rispetto all'attuale centro, tracce di preistoria bagnolese dell'età del Bronzo, (3500-1200 a.C.) sono rintracciabili presso il corso del Tione, a Corte Vivaro, dove sono emerse anche testimonianze di età romana. Nelle vicinanze del sito passava, presumibilmente, un asse viario che collegava i municipi a di Verona e di Mantova, riferibile alla prima metà del 1 secolo a.C. Già agli inizi del 1200, Bagnolo è un Comune rurale organizzato, dove già esiste la “ecclesia Sancti Martini”. E tale rimase per tutta La durata del dominio dei Signori da Nogarola e quando, estinta la famiglia, i loro beni passarono agli Scaligeri. Tramontate le fortune anche di questi, il territorio di Nogarole, Bagnolo compreso, fu messo all'asta dalla Repubblica di Venezia tra il 1414 e il 1419. In tal modo località per località, la proprietà fondiaria privata andò sempre più rafforzandosi, richiamando in loco come proprietari, cittadini veronesi. I più significativi per Bagnolo furono i Lafranchini. Il Loro insediamento in Bagnolo avvenne nel Quattrocento; lo ricevettero come eredità da Bartolomeo Benedetto Panizzi, che nel 1441 dettava testamento lasciando erede dei suoi beni in Oppeano, San Pietro di Legnago e Bagnolo a suo cognato Lafranchino Lafranchini.

I beni di Bagnolo in tutto assommavano a 550 campi. Su di essi nel 1495 fu istituito da Gerolamo Lafranchino il fidecommesso un istituto giuridico che vietava la Loro cessione/vendita al di fuori della famiglia. Saranno riconosciuti come feudo della famiglia dal Senato Veneto nel 1651. Nel 1673 Giulio Lafranchini, richiedendo la riconferma dell'investitura feudale elenca fra i suoi possedimenti “un cosamento da patron con corte broletto, circa un campo e mezo, horto, giardino, caneva, pozzo, polinar e forno, tutto circondato di peschere”. Nella polizza del 1682 si precisa, fra l'altro, che della “casa da patron'' faceva parte anche una colombara. Si tratta indubbiamente dell'attuale corte detta “porton de faro”.

 

Il centro di Bagnolo in una mappa del 1807. È chiaramente indicata l'ubicazione dell'oratorio di Sant'Erasmo, che venne distrutto pochi anni dopo

(Consorzio di Bonifica Agro Veronese Tartaro Tione, Mappa generale…)

 

A seguito della divisione dei beni tra i fratelli Lafranchini attuata al principio del XVI secolo si avvia la costruzione di un ulteriore stabile residenziale posto al centro di un'attività di gestione agraria degli appezzamenti di terra della zona di Spino. 0ltre ai Lafranchini vi sono altri. proprietari terrieri: l’hospitium o chiesa di Santa Maria Maddalena di Mantova le cui proprietà risalivano al XIV, la locale chiesa di San Martino per circa 80 campi, la chiesa di Sant'Erasmo, con un piccolo ospedale annesso, dipendente dalla parrocchiale, dove in una cassa di piombo erano conservate le reliquie di Sant'Erasmo.

Altri proprietari possidenti, la cui presenza però si esaurisce in loco sul finire del Ouattrocento o agli inizi del Cinquecento, sono gli Auricalco, i Fracanzani, i da Arcole e i Cavazzocca. A Bagnolo arrivarono anche i discendenti di Dante, il cui approdo a Bagnolo molto probabilmente prese l'avvio dal matrimonio fra Lucia Lafranchìni e Dante III Alighieri prima del 1492, che possedevano un quantitativo di terre superiore ai 500 campi. Altri. proprietari di notevole importanza furono i Capello e i Sambonifacio. Le case padronali di ambedue queste famiglie sono ancora visibili sul lato destro della strada che da Bagnolo porta a Nogarole Rocca, in sequenza con quelle dei Lafranchini. La corte dei Capello, è oggi evidenziata da un vi.stoso arco d'entrata in cotto. La corte dei Sambonifacio in contrada Olmo, interamente cintata di mura, costituisce ancor oggi, soprattutto dopo i recenti restauri, un esempio di prestigiosa dimora cinquecentesca. Una presenza illustre, sia pur breve, è quella del mantovano Giulio Gonzaga il cui figlio Giovanni Francesco mise insieme una possessione di 220 campi chiamata “la Gonzaga”, venduta nel 1561 a Giovanni Battista Bevilacqua Lazise. Accanto ai possedimenti terrieri, ì Lafranchìni esercitavano in Bagnolo anche il diritto di giudicare e di gestire l'osteria, che rimase Loro fino alla sua soppressione alla fine del Settecento.

I Comuni del Veronese erano in epoca veneta molto più numerosi degli attuali 98, se ne contavano infatti circa 350. All'epoca Bagnolo era comune a sé con una popolazione di 235 anime, che forse comprende- va anche quelle di Villa ser Albrigo (Colombare). Nel caso di Bagnolo il personale e le voci di spesa amministrativa erano il Massaro, che era il responsabile economico del Comune, che faceva da referente alle autorità cittadine anche per i problemi di ambito giudiziario. Non poteva mancare il Notaio, non a tempo pieno, che doveva redigere ì verbali delle riunioni dei consiglieri e tenere in ordine Le scritture; così come era a tempo pieno il campanaro.

 

La corte Lafranchini (con ampio giardino), la corte Capello -si noti l'imponente portale ancora esistente -la corte Olmo dei Sambonifacio in un disegno di Domenico Piccoli e Nicolò Alberti del 1697. Sul Tione è raffigurato il mulino; all'incrocio fra la via che porta o Trevenzuolo e quella che conduce alla chiesa si vede l'oratorio di Sant’Erasmo (ASve, Bl-Vr, 135/114/76).

 

Preponderanti erano le spese per il culto imputate al Comune: consistevano nell'acquisto dei ceri, soprattutto nel periodo della Pasqua. Inoltre il Comune, era chiamato anche direttamente a contribuire alle spese militari, garantendo l'equipaggiamento ad alcuni soldati della milizia contadina, le cosiddette cernide, che a Bagnolo ammontano a 7 elementi nel 1634 e a 14 nel 1639. Questi avevano l'obbligo di partecipare a periodiche esercitazioni ad lsola della Scala e alle parate militari di Verona; erano anche esonerati dalle tasse. Faceva parte dell'amministrazione anche l'assemblea dei capifamiglia. Al massaro e ai consiglieri sì rivolgevano anche i Vescovi in visita alle Parrocchie per aver informazione sulla moralità ed efficienza dei sacerdoti. Sin dall'epoca medievale, numerose comunità del territorio veronese risultano in possesso di non trascurabili distese fondiarie destinate all'uso di tutti. Si trattava in genere di boschi, di pascoli permanenti e di aree paludose e vallive, utilizzate per il pascolo, per far legna e la raccolta delle canne Anche Bagnolo godeva di beni comunali nella quantità di circa 300 campi. Questo vasto appezzamento era situato poco lontano dall'abitato, appena al di là del fiume Tione; il centro di questo terreno era L'attuale Corte Palù, che era una vasta zona umida, destinata in gran parte a pascolo e forse, in misura minore, ad altre attività di una certa importanza nei bilanci familiari: la pesca, la raccolta di rane e molluschi, il taglio delle canne e dì altre erbe palustri adatte per impagliare le sedie.

La peste

«Le sciagure della povera comunità di Bagnolo di Nogarole sono ormai così palesi che non è necessario altro testimonio a comprovarle se non l'occhio di chi la vede senza abitanti e quasi totalmente priva di case al punto che dall’anno 1630 fino all'anno 1652 e da questo fino ad ora é rimasta priva di numero rilevantissimo di famiglie, alcune estinte per la morte, altre fuggite per la guerra. e ultimamente altre emigrate per la povertà di questi paesi», cosi si esprimeva, forse con qualche esagerazione, la comunità di Bagnolo in una supplica, inviata al Podestà di Verona in data imprecisata, intesa ad ottenere un alleggerimento delle imposte. Ma cosa era accaduto nella zona in occasione della peste del 1630, nota a tutti per la descrizione fattane dal Manzoni? Si sa che essa infierì soprattutto nei mesi estivi e si esaurì sul finire dell'anno lasciando una popolazione pressoché dimezzata.

All'inizio del 1631 il Provveditore alla Sanità di qua dal Mincio inviò suoi emissari nelle ville del distretto, per la zona ai confini con il Mantovano, ma il censimento non venne effettuato in quanto i paesi risultavano disabitati e per la morte di molti e per l'esodo di altri. In Bagnolo e in altri luoghi di confine non era rimasta parvenza di vita. Il fenomeno della desolazione si spiega, oltre che per la peste anche «per la vicinità dei Todeschi» che, impegnati ad assediare Mantova, non avevano risparmiato le zone limitrofe praticandovi. ogni sorta di ruberia asportando i prodotti del raccolto estivo e gli animali utilizzati nella lavorazione dei campi. E poiché le disgrazie non vengono mai sole, a partire dal 1647 per finanziare alcune guerre, Venezia sacrificò i beni comunali. ubicati nei territori a Oriente del Mincio e questo comportò, la totale scomparsa del palù di Bagnolo. Nel giro di trent'anni, dei trecento campi del palù comunale non ne rimase più uno: essi furono acquistati da potenti famiglie della zona, primi tra tutti i conti Bevilacqua Lazise, che tra il 1660 e il 1690 comprarono 210 campi. La loro messa a coltura di quel terreno mutò l'aspetto geografico e sociale del territorio sia col fiorire delle colture, ma anche con l'impoverimento di molti abitanti.

Passarono gli anni e le stagioni, accanto alle famiglie aristocratiche presenti in loco da quattrocento o cinquecento anni nel Sei-Settecento si aggiunse anche l'aristocrazia veneziana, in sostanza però tutto si ripeteva uguale. A Bagnolo lavorare la terra costituiva infatti l'unica fonte di sostentamento per quasi tutta la popolazione. Una buona metà della terra era in possesso dei nobili, poco più di un terzo apparteneva a privati non nobili, mentre il resto era di enti ecclesiastici o di enti civili. Bagnolo offriva il quadro di una società rurale chiusa, tradizionale, povera, circoscritta, senza alcuno sbocco, a malapena autosufficiente, incentrata su di un'agricoltura diffusa, di mera sussistenza.

Il secolare ordinamento veneto si infranse con l'arrivo di Napoleone; dal 1797 in avanti si assiste a un vorticoso succedersi di riforme amministrativo - territoriali. In una realtà rurale come Bagnolo la novità più evidente fu che la classe aristocratica locale iniziò a cedere parti cospicue dei suoi possedimenti ai “borghesi” o ai non nobili.. E questi portarono le maggiori novità applicando ai fondi agricoli il loro spirito imprenditoriale. Altro mutamento significativo fu che nell'ambito delle riorganizzazioni amministrative il Comune di Nogarole fu soppresso e confluì in quello di Villafranca. L'atteggiamento della popolazione locale di fronte a queste novità non si differenzia da quello che si registra in tutto il Veronese. L'ostilità dei francesi nei confronti dei valori tradizionali, quelli religiosi in particolare, unita alle angherie legate al quasi permanente stato di guerra con requisizioni di denaro, di derrate, di carri, di animali da soma ecc. non li rende di certo popolari soprattutto per l'insofferenza nei confronti del fiscalismo e della leva militare, una novità, quest'ultima, particolarmente sgradita. Altro fatto nuovo e positivo, fu che nel periodo di dominazione francese venne dato un significativo impulso all'istruzione.

Nel 1804, infatti, Bagnolo dispone di una «scuola maschile pubblica», dove un docente stipendiato dal Comune insegna a «leggere e scrivere» a 12 alunni la cui frequenza appare ridotta, perché, come precisano le fonti, pur essendo la scuola sempre aperta, i giovani «quando vengono e quando no». A Bagnolo il docente è un sacerdote, ma nell'ottobre dello stesso anche per Bagnolo vi è un maestro laico. Anche in un altro settore, quello sanitario, la dominazione francese porta alcune novità importanti, come il ricorso alla vaccinazione per contrastare il vaiolo e l'assistenza sanitaria affidata ai Comuni. Ma la meteora napoleonica svanisce presto e arriva l'Austria: Bagnolo e tutto il comune diventano austriaci il 4 febbraio 1814. Nulla varia, amministrativamente, rispetto all'ultimo periodo napoleonico. In seguito l'amministrazione austriaca, nel 1819, riporta in vigore il Comune di Nogarole. L'arrivo degli austriaci è salutato con favore, e tale favore è destinato a durare, perché nelle comunità rurali come Bagnolo gli ideali risorgimentali non hanno molto spazio per due motivi: «la penosa situazione economica» e la scarsa capacità dei patrioti di diffondere gli ideali risorgimentali.

Il clero, inoltre è in larga parte favorevole all'Austria. Durante la dominazione austriaca, la situazione economica del Veronese, e in particolare quella del settore agrario, attraversa diversi momenti difficili: tra questi, il 1817 sarà ricordato come “l'anno della fame”. Ma proprio nel periodo di recessione si mantengono remunerative alcune delle colture che a Bagnolo ed in tutto il comune sono molto diffuse: come il riso o la bachicoltura, destinati all'esportazione. Dal punto di vista sanitario a Nogarole, nel 1816, opera un «dottore in chirurgia», Giovanni Vanoni, che risiede a Bagnolo cui subentra, qualche anno dopo, Andrea Ori, originario di Nogarole, che è pure lui domiciliato a Bagnolo. Il vaiolo, la malaria, la pellagra e il colera sono le malattie più temute. Per contrastare il vaiolo, si continua a ricorrere, e con buoni risultati, al vaccino, ma la triste novità del periodo è il colera. Nel biennio 1835-1836 e in quello 1854-1855 si registrano due gravi epidemie. In queste zone inoltre Le acque stagnanti, dovute anche alla coltivazione del riso, favoriscono la malaria. Anche Le autorità asburgiche s'interessano del settore scolastico, che però riguarda soltanto i maschi, non essendo state ancora attivate le scuole femminili. A Bagnolo, nel 1833, i bambini in età scolare sono 150, ma solo 55 maschi frequentano la scuola. Si prende cura di loro un maestro, Melchiorre Sega, un laico. Con gli austriaci la scuola subisce un processo di «clericalizzazione»: i parroci fungono da direttori didattici e si da ampio spazio all'istruzione religiosa. Il fatto più significativo del periodo austriaco è l’introduzione in Veneto di un nuovo strumento di accertamento censuario ai fini fiscali già attuato in Lombardia: il Catasto. Da esso conosciamo che la superficie complessiva del comune risulta di quasi 8.900 campi veronesi di cui circa Bagnolo, suddivisi in arativo semplice per il quello promiscuo seminativo-vite per il 61%, e che in 15 proprietà qui è presente il prato vitato. Le estendono a Bagnolo per l'11% e vi sono anche 57 orti. Per quanto riguarda i fabbricati, a Bagnolo sono riportate 49 case coloniche, 11 case da abitazione, 1 casa parrocchiale, 6 case con bottega, 1 mulino con casa. Bagnolo, quindi, oltre a quella agricola iniziava anche ad avere una vocazione, seppur limitata, al commercio. I Lafranchini, già feudatari di Bagnolo, che al momento della compilazione dei registri catastali non avevano ancora avuto la riconferma da parte dell'Austria della loro nobiltà detengono il 31,03% del territorio. Vi è poi la Prebenda Parrocchiale con 11 ettari, il resto sono i grossi patrimoni borghesi, nati agli inizi dell'Ottocento in epoca napoleonica e che per lo più si disperderanno nel corso dello stesso secolo.

Lo stemma dei Bevilacqua Lazise

 

Il 13 ottobre del 1866, Bagnolo è italiana. Il primo gennaio 1869 entra in vigore La tassa sulla macinazione dei cereali che provoca tumulti in tutta Italia. Nel Veronese tocca proprio a Nogarole, che pure non gode certo fama di località particolarmente turbolenta, di dare il via ai disordini. Tutto inizia il 26 dicembre 1868, con la comparsa sui muri del paese di alcuni «avvisi manoscritti» che invitano la popolazione a protestare contro la tassa.

Il 27 dicembre, «dopo le sacre funzioni», si verificano i tumulti più gravi. Il capo della protesta è un certo Fioravante Bolisani, (cognome molto bagnolese) che con altri due è subito arrestato. Alla fine emerge che si tratta di una sorta di gruppo organizzato, composto da circa 150 individui. È opinione diffusa che «l'occulto ispiratore» della protesta sia stato don Francesco Bonazzi, già noto per i principi filo austriaci. Sono anche gli anni dell'emigrazione all'estero, il più drammatico fenomeno socioeconomico nel primo cinquantennio unitario. Il diverso assetto fondiario, caratterizzato dalla prevalenza della piccola proprietà a Bagnolo, determina nella frazione una miglior tenuta dell'economia familiare contadina e quindi un minor numero di emigranti rispetto al resto del comune dove prevale la situazione di miseria della classe bracciantile.

Fra il 1866 e il 1880 la competizione elettorale premia l'avvocato Luigi Arrigossi legato alla Sinistra storica. Dal 1895 in avanti, è la volta di Giuseppe Poggi, un grande proprietario terriero Liberale monarchico. Nel 1901 sono attive a Bagnolo, come negli altri centri le leghe socialiste. Contano, complessivamente, più di duecento iscritti. Nel luglio del 1905, la lega socialista di Bagnolo organizza uno sciopero contro quei proprietari terrieri che in caso di sciopero ricorrono ai krumiri. Alla fine la lega ottiene «uno splendido risultato»: il licenziamento dei krumiri e l'assunzione dei lavoratori licenziati sia prima che durante lo sciopero. Nel 1906 la Lega di Bagnolo è una delle poche del Veronese rappresentate al congresso di Bologna. Ma in quel 1901 è attiva a Bagnolo anche la Società Cattolica Agricolo Operaia di Mutuo Soccorso con 65 soci e anche una Cassa rurale sempre di ispirazione cattolica che era stata costituita il 17 luglio del 1898. Si tratta di organizzazioni che contrastano la diffusione del socialismo invitando i loro aderenti a lottare per una maggiore giustizia sociale, ma rifiutando la lotta di classe.

Nelle elezioni del 1904 vince il liberale Giovanni Meritani. Nel 1909 è la volta del cattolico Giovanni Battista Coris. Le elezioni del 1913, tenute dopo la nuova legge elettorale, che, aumenta gli elettori, nel caso di Nogarole, da 168 a 506, confermano Coris, ma di misura, 13 voti in più, sul candidato socialista. Nel marzo del 1915, Le campagne sono teatro, di «agitazioni di rilevanti dimensioni», sostenute dalle Leghe socialiste che, si dimostrano attive particolarmente a Bagnolo. L'oggetto del contendere sono le tariffe che erano state fissate con un accordo l'anno precedente e che avrebbero dovuto rimanere valide fino al 1917. Gli agrari sostituiscono e gli scioperanti con i «liberi Lavoratori» (quelli che i socialisti chiamano i «krumiri»). Una scelta che accresce la tensione e si verificano alcuni episodi di violenza che culminano il 19 aprile con l'irruzione di un migliaio di scioperanti in una tenuta in cui si continua a lavorare e conseguente intervento dei soldati. Un contadino viene ferito, vi sono arresti e denunce. Poi, grazie anche all'opera pacificatrice di alcuni importanti esponenti del socialismo veronese gli animi si placano. Riprendono le trattative, che, ancora una volta, si concludono con un accordo positivo per i lavoratori. Anche l'esito del processo celebrato contro coloro che erano stati arrestati e denunciati, ha esito positivo. Le condanne sono infatti miti e moltissime sono le assoluzioni soprattutto per i numerosi imputati di Bagnolo.

L'Italia, pur vittoriosa nella prima Guerra Mondiale, si trova nell'immediato dopoguerra in condizioni difficili, non lontane da quelle di una nazione sconfitta. Alla fine della guerra saranno 47 i nomi incisi nella lapide apposta sulle pareti del municipio per ricordare i caduti in combattimento, e i morti per malattia o dispersi. Si spiega anche così il fatto che il biennio successivo, il cosiddetto “biennio rosso” (1919-1920), sia segnato da contrasti di natura politica e sociale tanto profondi da rasentare la guerra civile. La scena politica è dominata dai partiti di massa: dai socialisti, che guadagnano consensi, e coltivano speranze rivoluzionarie, e dai cattolici, che godono di un vasto seguito.

Chiesa di Bagnolo in cartolina

La chiesa di Bagnolo in una cartolina degli anni quaranta.

 

Compare infine un nuovo soggetto politico, il Fascismo, che finirà poi per prevalere. Alle elezioni politiche del 1919 i socialisti ottengono una netta maggioranza. Nel 1920 il nuovo Consiglio Comunale è, dominato dai socialisti, ma è diviso da rivalità di tipo campanilistico, tanto che il prefetto decide di affidare il Comune a un commissario. AIla fine del “biennio rosso”, anche a Bagnolo La situazione appare sconfortante: disoccupazione, povertà, rivendicazioni sociali, tensioni politiche.

All'inizio del 1921, è Bagnolo il paese in cui il Fascismo appare più organizzato: lì opera una sezione; 18 febbraio 1922, si inaugurano contemporaneamente il gagliardetto (tricolore) della sezione del partito, insieme con quello (nero) della squadra, nei vari discorsi di circostanza si afferma che il Fascio di Bagnolo è uno dei più efficienti di tutta la provincia. Nel 1923 si costituisce una sezione dei sindacati fascisti degli agricoltori. Questa priorità di Bagnolo verrà confermata nel 1932, durante le celebrazioni del decennale della marcia su Roma quando si affermerà che nel Comune di Nogarole «la tradizione squadristica» risale al 1920, e si preciserà, testualmente, che «in Bagnolo si riuniva il primo nucleo di generosi». Una priorità a cui non sono probabilmente estranee ragioni di carattere economico sociale, come una consistente presenza di quella “borghesia rurale” che non può certo condividere le istanze rivoluzionarie del socialismo. Nelle elezioni del 1924, le ultime prima della dittatura, il Fascismo si impone. Con l'annessione all'Italia, la scuola viene organizzata secondo i dettami della Legge Casati. Si istituiscono le cosiddette scuole rurali di grado inferiore, con due classi articolate in tre anni. E proprio una scuola rurale di grado inferiore è quella che troviamo a Bagnolo ma qui sul piano dell'edilizia scolastica, la situazione appare disastrosa infatti, a proposito delle scuola femminile, si parla testualmente di «stambugio». Alla fine degli anni Novanta le scuole sono raddoppiate: due scuole rurali, una maschile e una femminile, sia nel capoluogo che a Bagnolo.

All'inizio degli anni Venti il Comune è proprietario degli edifici scolastici, sia nel capoluogo che a Bagnolo. All'inizio degli anni Trenta operano nel Comune di Nogarole quattro scuole: una nel capoluogo, una a Bagnolo, una a Pradelle e una a Colombare. Alla fine degli anni Venti, il Fascismo è padrone assoluto. Ed è il bagnolese Ciro Mario Masotto il personaggio che coordina la vita politica locale: occupa infatti le due cariche più importanti podestà e segretario del Fascio. Negli anni Trenta anche a Nogarole si distribuiscono premi a chi si sposa e a chi ha figli e si offrono facilitazioni alle famiglie numerose. Si punta e sulle iniziative di tipo benefico come succede per i beni del dottor Cesare Bertoli, già Podestà di Nogarole; dopo la sua scomparsa, la vedova istituirà una casa di ricovero «per i vecchi inabili al lavoro» di Nogarole, Trevenzuolo ed Erbé. La seconda Guerra Mondiale porta anche a Bagnolo figli sotto Le armi, figli feriti, figli caduti, figli prigionieri, figli dispersi, fra cui i più fortunati danno notizia di sé solo dopo molto tempo, e qualcuno anche ritorna a casa. Vi sono anche atti di eroismo.

Mantenere alto il morale della popolazione, vigilare sulla disponibilità dei beni di prima necessità e dare impulso alla produzione sono i principali compiti delle autorità. Occorre tenere d'occhio il “mercato nero” che è particolarmente prospero, e che coinvolge anche alcuni di coloro che dovrebbero combatterlo, così almeno afferma il Parroco. I sacrifici, nei primi anni di guerra, risultano decisamente meno pesanti di quelli che verranno in seguito. Ma già nel 1940, per esempio, ci si lamenta perché la corriera che collega Bagnolo a Verona effettua un'unica corsa, fissata, per di più, al pomeriggio, quando in città gli uffici sono chiusi. Persino gli anziani ospiti della Casa di riposo Cesare Bertoli non possono sottrarsi alle restrizioni: anche il bilancio della Casa dovrà essere improntato «alla stretta economia » imposta dalle esigenze belliche. Nel 1943 La gravità della situazione non è un mistero per nessuno.

Dopo il 25 luglio e L'8 settembre alla tragica esperienza del conflitto, si aggiunge ora anche quella della guerra civile. Nel periodo compreso fra il settembre del 1943 e l'aprile del 1945 il contrasto fra fascisti e antifascisti sfocia anche qui, talora, in episodi di violenza; c'è l'opportunità di schierarsi da una parte o dall'altra. Va inoltre ricordato che sono moltissimi coloro che scelgono di non scegliere, preoccupandosi soprattutto di sopravvivere. Bagnolo come il resto del comune rimane indenne dai bombardamenti alleati.

Il paese è invece teatro, proprio alla fine del conflitto, di un sanguinoso episodio. Ne è vittima Gino Visentini, che, insieme con altri partigiani e con il fratello Alfredo, già pilota da caccia e poi vice comandante del locale Comitato di Liberazione Nazionale, si dirige verso il municipio per impossessarsi dell'elenco degli iscritti al partito fascista. I patrioti intendono consegnarlo agli americani, ma si imbattono in una pattuglia tedesca in fuga: ne nasce un conflitto a fuoco in cui perdono La vita Visentini e un altro partigiano, Giovanni Biasi. La morte di Gino Visentini suscita una grande commozione, e a Bagnolo, al suo funerale, accorrono migliaia di persone. Una commozione che si spiega anche con le particolari circostanze in cui perde la vita: era con i partigiani, ma disarmato, e quello era l'ultimo giorno di guerra; lasciava La moglie e cinque figli. Il dopoguerra riporta giorni di pace e di libertà.

Caminetto di una casa padronale

Il magnifico caminetto in una casa padronale di Bagnolo

 

A Bagnolo in quei giorni vede la nascita del Gruppo Sportivo Ciclistico Mario Miriamoli, voluto da un gruppo di giovani accomunati dalla passione per La bicicletta. Nel 1945 essi stesero un essenziale statuto e organizzarono una corsa, su un circuito del paese della lunghezza di 100 chilometri, da tenersi ogni lunedì di Pasqua, dedicandone il trofeo a Gino Visentini. Mario Miriamoli, cui in particolare si deve l'istituzione del Gruppo, che da lui stesso prese il nome, si era distinto nell'ambito del ciclismo nazionale come dilettante di eccezione; riportando infatti 11 vittorie su vari circuiti, rivaleggiando con Bartali, Olmo e altri quando costoro erano agli esordi della loro prestigiosa carriera. Nella primavera del 1946, si vota e votano anche le donne. Per la scelta dei deputati della Costituente, 940 voti sono democristiani 797 socialisti e 41 comunisti. Per il referendum istituzionale 784 voti vanno alla Monarchia, 998 alla Repubblica. Nel complesso è La Democrazia Cristiana il partito che ottiene i maggiori consensi, ma i socialisti godono a loro volta di un ampio seguito, e, se si sommano i loro voti a quelli dei comunisti, si può parlare di un elettorato diviso in due.

Con le elezioni politiche del 18 aprile 1948, si verifica La svolta. Come ovunque in questa circostanza, fra la DC e i socialcomunisti (che si presentano uniti) lo scontro è frontale. I democristiani risultano alla fine vittoriosi, e questa volta in modo nettissimo, anche perché a Bagnolo hanno una base elettorale molto solida. Lo stesso risultato si avrà alle amministrative del 1951 e del 1956.