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Chiesa di S. Egidio

LA CHIESA DI SAN MARTINO

di Umberto Tellini

 

La chiesa di San Martino di Bagnolo è attestata almeno a partire dagli inizi del Duecento. Del 1351 è L'investitura di un terreno fatta ad un prelatus di detta chiesa, in cui si fa menzione di clerici e di un capitulum della stessa, il che attesta l'esistenza di un'istituzione di una certa rilevanza. Nonostante le consistenti manomissioni subite nel tempo, la parrocchiale di Bagnolo comunica ancora, con evidenza, l'impronta stilistica quattrocentesca, dovuta alla rifabbrica della stessa per volontà della famiglia Lafranchini, rilevabile dal materiale lapideo del portale d'ingresso e dalle due monofore e dai caratteri formali della parte absidale.

immagine della Chiesa di San Martino Bagnolo

È questo il modello absidato poligonale diffuso a Verona dal principio del Trecento. Databili alla fine del Quattrocento sono gli interventi della facciata dati dalla collocazione del portale e delle due monofore. Il portale riporta gli stemmi della casata Lafranchini e l'iscrizione «soli. deo. honor. et. gloria. 1484» segno che a quella data il grosso del lavoro era concluso. Alcuni interventi hanno luogo probabilmente entro i primi quarant'anni del 1600 come suggerirebbe la plausibile datazione dell'affresco raffigurante San Carlo realizzato su un lato della Cappella del Rosario. Agli anni Settanta - Ottanta dell'Ottocento risale il progetto di Angelo Gottardi di rifacimento della navata e di parte della facciata. È del 1505 l'esecuzione del trittico dell'altar maggiore, raffigurante San Martino a cavallo tra i santi Erasmo e Zeno offerto dalla comunità o forse dai Lafranchini o da altra facoltosa famiglia cittadina, considerando che la chiesa - definita a partire dal 1530 «parrochialise» - al tempo versava in precarie condizioni economiche. Ai primi anni del Seicento, risale La pala raffigurante la Madonna in gloria con il Bambino, san Rocco, san Francesco di Paola e il donatore, forse identificabile, sulla base dell'apparente età dimostrata e per la presenza nella composizione di san Francesco di Paola, con Giovanni Battista Lafranchini. Il dipinto, è attribuito a Santo Creara, gli altari laterali sono costituiti da una mensa con paliotto marmoreo ad intarsi policromi tipicamente seicenteschi. Che la famiglia di Bartolomeo provenisse da Bagnolo di Nogarole è cosa certa, che egli vi sia nato è cosa probabile. La presenza della famiglia Ridolfi in Bagnolo è documentata almeno dalla seconda metà del Quattrocento in poi da una serie di atti legali di compravendite, divisioni, pagamenti. Nel 1545 Bartolomeo vi è segnato come componente della famiglia con un'età di 21 anni sposato con Bartolomea Falconetto, figlia di Giovanni Maria Falconetto architetto, pittore e scenografo veronese.

Chiesa di San Martino Bagnolo

Bartolomeo Ridolfi Nel campo artistico è certamente Bartolomeo Ridolfi (1525 c. - ante 1570) il personaggio più celebre originario di Bagnolo. Figura di spicco nell'ambito della produzione plastica del Cinquecento veneto.

Andrea Palladio, lo ha, a più riprese, tra i principali collaboratori nelle sue fabbriche e lo ricorda nei Quattro Libri. Giorgio Vasari in un passo delle Vite, gli riconosce una posizione di rilievo in fatto di decorazione plastica di soffitti e di realizzazione di fantasiosi camini in terra veneta e ci racconta che dopo il 1560 sarebbe andato in Polonia dove sarebbe poi morto.

A Verona è presente all'interno di palazzo Canossa e in altri famosi palazzi. Potrebbe essere ipotizzabile anche una sua presenza all'interno della Rocca di Nogarole.

 

 

In alto: La Palo, dipinto oll'inizio del 1600, attribuita o Santo Creora, visibile all'interno della Chiesa di San Marino.

A sinistra: La Chiesa di San Martino, a Bagnolo, eretta all'inizio del 2° secolo.